I. FOTOGRAFARE IN BIANCO E NERO
II. SVILUPPO DIGITALE IN BIANCO E NERO
III. I MAESTRI DEL BIANO E NERO

ARGOMENTO 1.3.3 - QUALE BIANCO E NERO?

Le motivazioni per cui si sceglie di scattare in bianco e nero sono molto importanti anche per decidere quale approccio “di conversione” scegliere.

Un po’ come una volta (e ancora oggi, per chi pratica l’analogico) si sceglievano sviluppi e trattamenti adeguati al risultato che si voleva conseguire, così in quest'epoca digitale la scelta del software e della postproduzione da applicare possono portare a risultati davvero profondamente diversi.

Tanti, troppi, fotografi non sanno convertire adeguatamente i file RAW a colori, col risultato di ottenere foto piatte, grigiastre e senza carattere.

Ancora una volta, questo tradisce la mancanza di un’idea a monte.

Se, ad esempio, hai scattato delle foto a scene di architettura molto contrastate, con ombre profonde e alte luci nette, non ha senso annegare tutto in un grigiore piatto solo per tirar fuori dettagli dalle ombre o mantenere la texture dei bianchi.

Si deve fare una scelta e magari arrivare all’effetto “Ortho” (dalla pellicola ad altissimo contrasto AgfaOrtho, utilizzata per le arti grafiche), con ombre totalmente nere e luci pelate, oppure scegliere una via di mezzo, correggendo i bianchi senza toccare le ombre, e così via.

Oggi i softwares ci vengono incontro perché permettono di convertire ogni singola tonalità in un’estesa gamma di grigi, e visto che in genere le ombre hanno una dominante blu e le parti al sole ce l’hanno arancione o gialla, la faccenda si semplifica molto, come puoi vedere nella foto qui sotto in cui la statua – in ombra – ha una forte dominante blu mentre il palazzo sullo sfondo – al sole – è decisamente “caldo”.

Possiamo scegliere di trattare le due parti in modalità del tutto contrapposte, e schiarire o scurire una delle due parti, ottenendo risultati simili a quelli che un tempo si sarebbero ottenuti utilizzando un filtro blu o uno giallo…

Se avrai invece scattato una foto a un panorama ricco di tonalità diverse, dal verde al marrone (che è una varietà di rosso, di fatto), dal blu al giallo, al magenta, ecco allora che potrai scegliere un approccio più morbido, che rispetti l’idea iniziale della ripresa. Che ne rispetti il "carattere".

Per questo, consiglio sempre di impostare la fotocamera per scattare in bianco e nero: in tal modo il display ti mostrerà la scena già desaturata (ribadisco che non è una vera conversione in Bianco e Nero!), pur mantenendo il file RAW a colori, il che aiuta a non rimanere troppo “ancorati” ai cromatismi.

In fondo lo suggeriva già lo stesso Ansel Adams, quando scriveva nel suo libro “Il Negativo”:

“...raccomando con forza l’utilizzo di un filtro da visione. Il filtro Wratten #90 fornisce un’indicazione visuale delle relazioni monocromatiche dei soggetti colorati come registrate da una pellicola pancromatica. Il filtro non neutralizza del tutto i colori, ma ne minimizza l’importanza visuale, soprattutto quando si tratta di colori poco vividi”.

Oggi possiamo ottenere lo stesso risultato – anzi decisamente migliore – appunto impostando la fotocamera sul bianco e nero. Confrontando i colori che vedremo direttamente, con la versione desaturata fornita dalla fotocamera, potremo avere un’idea abbastanza precisa del risultato finale, e lavorare per conseguirlo.

Detto questo, e prima di tutti i dettagli, possiamo dire che esistano oggi due grandi “filoni” di fotografia in bianco e nero, due approcci possibili, che fanno riferimento al “sentire” del fotografo. Le tecniche impiegate possono anche essere le stesse o molto simili, ma l’intenzionalità è assai diversa.

Approccio Classico – E’ quello che fa riferimento alla fotografia analogica e cerca di imitarla. A volte – e con risultati francamente kitsch – spingendosi ad aggiungere bordi, graffi, difetti “analogici” e cose del genere, o imitando tecniche alternative (cianotipia, Van Dyke, Platinotipia, Gomma Bicromata, ecc.) ma più spesso (fortunatamente) cercando solo di rendere un “mood” della fotografia d’un tempo. Più un’intonazione, che un’imitazione. In tal senso, l’aggiunta della grana (digitale) e magari di una leggera coloritura, a imitare il viraggio, non sono affatto da scartare.

Questa foto fa parte di un progetto in cui volevo rendere l’idea di foto “antiche”, che imitassero l’aspetto di quelle scattate da viaggiatori di inizio XX secolo. Dunque ho aggiunto una texture e post-prodotto il file secondo parametri molto classici. Infine ho aggiunto una vignettatura.

Approccio Modernista – E’ quello che se ne frega del passato, che ama il bianco e nero soprattutto per le nuove possibilità che offre. Con i sistemi di conversione in Bianco e Nero presenti oramai in diversi softwares, compreso Photoshop e anche Lightroom, si possono convertire i singoli colori e dunque, per esempio, possiamo trasformare un cielo blu in una massa di nero catramoso, come in molte fotografie di architettura – scattate con tempi di esposizione lunghi per “strisciare” le nubi – che si vedono spesso online o sulle riviste. Di fatto, si acquisisce un controllo totale sulla propria fotografia e questo consente da un lato di essere molto creativi, ma dall’altro espone alle esagerazioni, con fotografie non solo irreali, ma a volte davvero inguardabili. Dunque, attenzione!

Questo gioco di colonne di un antico tempio è stato esaltato sia dalla luce molto dura e diretta, ma anche da una postproduzione che ha scurito i blu e schiarito i gialli, secondo un classico approccio ad alto contrasto, spesso utile nelle foto di architettura.
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