I. FOTOGRAFARE IN BIANCO E NERO
II. SVILUPPO DIGITALE IN BIANCO E NERO
III. I MAESTRI DEL BIANO E NERO

ARGOMENTO 2.3.7 - LA CONVERSIONE IN BIANCO E NERO (FREE TOPIC)

Una volta ottenuto un file a colori ben bilanciato, possiamo tornare all’inizio del menu e selezionare il sotto-menu del Bianco e Nero, che è quello per noi più importante, perché ci permette di tradurre l’immagine a colori in una bianco e nero in modo davvero perfetto.

Cliccando sulla voce B&N si aprirà una serie di comandi che consente di convertire in scala di grigio ogni singolo colore, con dunque un controllo totale sul risultato finale. Ora potremo finalmente rendere la nostra fotografia coerente con l’immagine che abbiamo pre-visualizzato sul campo.

In questo pannello infatti, ogni “slider” corrisponde a un colore che può essere convertito in un grigio più scuro o più chiaro, a seconda che trascini il comando verso sinistra o verso destra.

Questo sistema di conversione in bianco e nero è presente in Photoshop (e anche in Camera Raw) e in molti altri softwares, e oramai si può dire si sia affermato come uno standard.

Occhio però a non esagerare, chiudendo troppo le aree in ombra e schiarendo troppo le alte luci. E’ fondamentale che tu faccia un po’ di pratica, per prendere le misure e capire come ottenere risultati efficaci, ma naturali. Bisogna infatti prestare attenzione a non degradare i pixel: se si esagera con lo schiarimento o lo scurimento dei toni, possono comparire macchie e artefatti.

Inoltre, se la foto originale presenta dei problemi di esposizione, la conversione potrebbe evidenziarli. In questo senso, la conversione in bianco e nero non andrebbe mai vista come una tecnica di “salvataggio” per sopperire a un errore tecnico.

 

Come abbiamo visto fino a qui, trovare le condizioni ideali per sviluppare e convertire in bianco e nero una fotografia è un processo articolato, che può richiedere un investimento anche significativo di tempo ed energie.

Dunque, potresti essere portato a pensare che non ne valga la pena, ma ti assicuro che non è così, e nella prossima lezione di dimostrerò come, solo attraverso l’applicazione di specifiche tecniche di sviluppo, è possibile tirare fuori il meglio da tanti tipi di fotografie.

Detto questo però, tieni anche presente che una volta che abbiamo identificato un processo di sviluppo che funziona (che sia nostro o di altri), grazie ai “presets” possiamo velocizzare il lavoro riapplicandolo ad altre fotografie che abbiano caratteristiche e intento simili a quella che abbiamo usato come modello.

CREARE E USARE I PRESETS

Lightroom non è complesso e ricco di possibilità come i software stile Photoshop, tuttavia il numero di comandi non è trascurabile e dunque può non essere immediato riprodurre nel dettaglio un processo di sviluppo.

Per semplificare le cose, Adobe ha previsto la possibilità di utilizzare dei “predefiniti”, o presets. Si tratta di una combinazione di regolazioni che viene applicata in blocco a una o più immagini.

Andando sulla colonna a sinistra (cliccare sul triangolino) si trovano diversi presets. Possono rappresentare un punto di partenza, ma sicuramente non offrono le stesse possibilità di controllo del comando precedente.

Questo può esserti utile in due modi:

  • Quando vuoi sviluppare due immagini con lo stesso criterio, o quando scopri un effetto di sviluppo che ti piace particolarmente e vorresti poter riapplicare, puoi salvare la combinazione di parametri che hai usato in modo da poterla richiamare quando vuoi.
  • Puoi importare delle combinazioni di comandi sviluppate da altri in modo da applicarle alle tue fotografie tal quali, oppure usarle come punto di partenza per poi elaborare il tuo sviluppo personale.

Nei video che seguono vedremo entrambe le applicazioni.

Come, quando e perché applicare un processo di sviluppo a più fotografie e come archiviarlo per riusarlo in futuro:

 

Come, quando e perché importare presets dall’esterno (o usare i predefiniti di Lr) come base di partenza per il tuo sviluppo:

 

 
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