I. FOTOGRAFARE IN BIANCO E NERO
II. SVILUPPO DIGITALE IN BIANCO E NERO
III. I MAESTRI DEL BIANO E NERO

ARGOMENTO 3.10.2 - LA POETICA DEL BIANCO E NERO DI SALGADO

Salgado, soprattutto nei suoi lavori dedicati all’uomo e alle sue tragedie, riesce a cogliere i momenti salienti di vicende dolorosissime, e lo fa con chiarezza, ma anche pudore. Da economista, conosce i meccanismi che stanno dietro le tragedie, ma sceglie di narrare l’uomo, non i flussi di denaro. Grazie a un accorto gioco di sguardi, di luci, di nebbie e di fumi, ci dimostra come l’economia ingiusta che governa il mondo, crei vittime e tragedie immani, ma sempre senza mai dimenticare l’umanità, la propria e quella delle persone fotografate. Mai, in nessuna immagine, lede la dignità dei suoi soggetti.

Il suo è davvero un mondo in controluce.

Il controluce è davvero una sua caratteristica, sia fotografica che intellettuale. Gli piace guardare alle cose come fossero traslucide.

In un’intervista, racconta:

io fotografo come il mio paese mi ha insegnato a guardare. Ad esempio, fotografo moltissimo in controluce. In qualsiasi situazione mi trovi, se capisco che in controluce potrei ottenere un effetto maggiore, non esito un istante. E questa è veramente un’eredità brasiliana. A casa mia, quando ero piccolo, per otto mesi l’anno vivevamo la terribile siccità, con un sole abbagliante da spaccare le pietre: questa luce ha profondamente condizionato il mio modo di vedere. Quando nella mia infanzia osservavo mio padre tornare a casa, la sua immagine mi appariva in controluce … In quella che forse potremmo chiamare la mia estetica – che è poi il mio modo di vedere – c’è ancora molto il riflesso della mia esperienza da piccolo”.

Non sempre il controluce appare netto, ma in una buona parte delle foto di Salgado, il sole è presente, e abbaglia. Oppure è velato, nascosto dalle nebbie e dalla polvere, eppure con la sua luce disegna gli oggetti, le persone, il mondo. Pochi fotografi, più di Salgado, sanno vedere e gestire la luce, sanno interpretarla, farne lo strumento principe per definire la scena, rivelare l’inquadratura scelta.

Si intende per controluce una fotografia in cui la direzione della luce che illumina il soggetto è diretta almeno in parte verso l’obiettivo. Il soggetto dunque risulterà parzialmente o completamente retroilluminato. Se usata con maestria, questa tecnica permette di ottenere atmosfere molto suggestive.

Questo, certo, anche perché una gran parte dei suoi lavori narra realtà tropicali, luoghi dove la presenza del sole – come nel natio Brasile – è inevitabile. Un sole che scalda e dona speranza, ma anche acceca, fa sudare, asciuga la terra e la inaridisce.

Quasi di conseguenza, il suo Bianco e Nero è tagliente, stampato con neri profondi e una gamma spinta verso il basso, quasi a replicare l’abisso in cui l’uomo fa precipitare se stesso, ma comunque con grande attenzione al mantenimento dei bianchi e delle luci. La gamma è sempre molto estesa, si va dal nero al bianco con predilezione per i toni cupi, ma facendo attenzione che anche quelli alti siano ben graduati.

Questo aumenta la “sontuosità” delle sue immagini, per cui è stato a volte criticato, come fosse un difetto ottenere stampe perfette, che evidenzino al massimo anche la perfezione compositiva e contenutistica. C’è infatti chi accusa Salgado di eccessivo “estetismo”: forse è vero, ma non è un estetismo vuoto e fine a sé stesso. Anzi. E’ il tentativo (riuscito) di rendere più accettabile e comprensibile quanto viene rappresentato, creando intorno all’evento tragico una cornice di bellezza estetica che ne attutisce l’aspetto disturbante senza annullarne il chiaro significato.

La composizione è sempre curatissima: molte “costruzioni” sono sulla diagonale, molti i giochi di campi successivi per aumentare la profondità della visione e dunque della narrazione.

Solo con gli ultimi lavori, come  il progetto “Genesis” in cui Salgado scopre la bellezza della Natura e si lascia “curare l’anima” da questo abbraccio, le foto si fanno più distese e magniloquenti.

E’ la rappresentazione del Giardino dell’Eden in cui viviamo e non manca, sullo sfondo, l’allarme per il fatto che lo stiamo rapidamente distruggendo, ma in questo caso l’interesse è tutto per mostrare che solo “la bellezza ci salverà”.

Ragionando sulle scelte fatte per questo suo progetto, Salgado (in “Dalla mia Terra alla Terra”) ci spiega la sua predilezione – ancora una volta confermata – per il Bianco e Nero:

“se mi sono concentrato sulla natura con Genesi, non ho però rinunciato al bianco e nero. Non mi serve il verde per mostrare gli alberi, né l’azzurro per mostrare il mare o il cielo. Il colore non m’interessa molto nella mia fotografia … fin dai tempi dell’analogico, quando lavoravo a colori con pellicole Kodachrome, gli azzurri e i rossi li trovavo talmente belli che diventavano più importanti delle emozioni contenute nella foto. Mentre col bianco e nero e tutta la gamma dei grigi posso concentrarmi sull’intensità delle persone, sui loro atteggiamenti, sui loro sguardi, senza che siano disturbati dal colore. Certo, nella realtà niente è in bianco e nero. Ma quando guardiamo un’immagine in bianco e nero, questa entra a far parte di noi, la assimiliamo e inconsciamente la coloriamo. Penso che il potere del bianco e nero sia davvero straordinario e per questo l’ho utilizzato senza alcuna esitazione per rendere omaggio alla natura: fotografarla così era per me il modo migliore di mostrare la sua personalità, far emergere la sua dignità”.

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